Chiuso nella sua stanza, Osvaldo sfogliava ogni giorno
l'atlante, guardava la cartina dell'Italia e sognava di
viaggiare. Era il suo più grande desiderio. Suo nonno,
pensionato delle ferrovie, gli raccontava spesso dei
viaggi che faceva quando era macchinista e più Osvaldo lo ascoltava, più quel desiderio cresceva.
Soprattutto un viaggio fantasticava: vedere Milano.
Osvaldo guardava la cartina dell'Italia, col dito partiva
da Roma, risaliva fino al cerchietto nero col nome Milano e pensava quanto sarebbe stato bello andarvi.
Un giorno gli venne un'idea. Se lui non poteva andare a Milano, niente impediva a Milano di venire da lui.
Ritagliò il cerchietto nero con la scritta Milano e lo fece scivolare giù, fino a quello con la scritta Roma e ce lo incollò accanto.
Non solo aveva spostato Milano, ma aveva inventato
una nuova città e, per non far torto a nessuna delle
due, la chiamò Rolano.
Ro era divisa da lano dal Tevere, ed era sufficiente attraversare un ponte per visitare il Duomo con la Madonnina, il Castello Sforzesco, tutti i posti descrittigli dal nonno. Certi giorni bastava salire su un autobus e dal suo luminoso quartiere del Colosseo si ritrovava in pochi minuti nella favolosa nebbia dì Milano.